Iperuricemia: trattamento farmacologico o dietetico?

Capita spesso che durante controlli ematochimici di routine si presenti un aumento dell’acido urico nel sangue, un prodotto di degradazione di un componente del DNA cellulare. Quando questa situazione può presentarsi? Ma soprattutto possiamo trattarla anche con la dieta?

L’uricemia è un parametro di laboratorio che misura la quantità di acido urico nel sangue. Possiamo parlare di iperuricemia in tutti i casi di acido urico alto, ovvero quando i livelli di acido urico nel sangue (o urato) superano il range di normalità, pari a 7 mg/dl nell’uomo e 6,5 mg/dl nella donna.

Ma andiamo con ordine.

L’acido urico è il prodotto terminale nella via di degradazione delle purine, ovvero di alcuni componenti di DNA delle cellule vegetali e animali. La maggiore produzione è di derivazione endogena, mentre solo una minima parte dipende dal tipo di alimentazione. L’organo deputato alla sua rimozione nel 90% è il rene, la gran parte della quota residua è eliminata attraverso le secrezioni digestive.
Per tale motivo, la principale causa di iperuricemia è legata ad alterazioni della funzionalità renale. Meno frequente, invece, è quella determinata da malattie ematologiche (leucemie, linfomi e mieloma multiplo), dove la maggior produzione di acido urico dipende da un elevato ricambio cellulare.
Altre cause comuni sono:
• l’uso dei diuretici, a causa di un maggior riassorbimento dell’acido urico e ridotta secrezione nei tubuli renali;
• l’abuso di alcol, che attraverso l’etanolo aumenta il catabolismo delle purine a livello epatico;
• la sindrome metabolica e le correlate comorbidità ( ipertensione, obesità, dislipidemia);
• un eccessivo introito di alimenti ricchi di purine.

Nel caso in cui l’iperuricemia divenga sintomatica, può essere causa di gotta, ovvero di accumulo di acido urico a livello delle articolazioni, soprattutto metatarso-falangea, con lo sviluppo di podagra (attacco infiammatorio acuto e doloroso alle articolazioni del piede), o anche di calcolosi renale.
La maggior parte dei pazienti però non svilupperà mai gotta o calcoli.

Il trattamento farmacologico per l’iperuricemia asintomatica comporta alcuni rischi, per tale motivo sarebbe raccomandabile piuttosto modificare la dieta per limitare eventuali danni.

Cosa sarebbe quindi preferibile evitare? E cosa invece preferire? Qui di seguito, è riportato un elenco degli alimenti distinti per contenuto di purine.

Alimenti ad elevato contenuto di purine (150-800mg/100g) Alimenti a contenuto intermedio di purine (50-150 mg/100g) Alimenti a basso contenuto di purine (0-15mg/100g)
Vanno esclusi dalla dieta Assunzione limitata Assunzione senza limitazione
Acciughe, aringhe, sardine, selvaggina, rognone, crostacei Carni, pollame, pesce, salumi e insaccati, piselli, fagioli, lenticchie, asparagi, spinaci, cavolfiori, funghi Latte, formaggi, uova, verdure, ortaggi, frutta, pasta, riso e altri cereali

In linea generale, oltre a preferire gli alimenti a più basso contenuto di purine, è bene idratarsi a sufficienza con almeno 2-3 litri d’acqua per favorire l’eliminazione delle scorie per via renale senza che vadano ad accumularsi.
Ancora, potrebbe essere utile l’assunzione di bicarbonato di sodio che, rendendo le urine alcaline, ovvero meno acide, impedisce la precipitazione degli urati che porta allo sviluppo di cristalli.
Anche il consumo di alcol influisce negativamente sui livelli di acido urico, quindi moderazione o addirittura astensione nei casi in trattamento.

1 Novembre 2019

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