Water challenge – Febbraio 2019 – Quando bere troppo fa male

· Bere tanta acqua va sempre bene? ·

Eccoci qui al secondo articolo della water challenge! Onestamente nonostante sapessi bene che aspettavate con ansia la nuova sfida per il mese di febbraio, temevo di aver azzardato un po’ scegliendo di optare per una sfida più marcatamente orientata al benessere piuttosto che una challenge più classica (come la scorsa sui glutei). E invece noto con piacere che la risposta ricevuta da parte vostra è stata oltremodo positiva, mi (anzi, ci, a me e alla dottoressa Amicone) state taggando in tantissimi nelle Instagram stories con le vostre bottiglie e i vostri bicchieroni d’acqua.
Sono davvero felice di riscontrare quanti di voi, come me, tengano davvero alla propria salute e non solo al lato estetico del benessere!

Quindi vi lascio al nuovo articolo in collaborazione con la dott.ssa Maria Amicone e buona #waterchallenge a tutti!

 

Quando bere troppo fa male

Nel primo articolo della water challenge abbiamo visto come la quantità di acqua da bere durante il giorno cambia di individuo in individuo. Questo perché in effetti l’acqua da introdurre quotidianamente dovrebbe equiparare la quantità dispersa.
Ad esempio, durante la crescita il dispendio di liquidi è molto alto: basti pensare che nei primi mesi di vita si utilizza fino al 15% della quantità d’acqua corporea, percentuale che va naturalmente reintegrata. Se nei primissimi mesi questo processo avviene grazie all’assunzione di latte materno (o artificiale), quando si inizia lo svezzamento bisogna ovviamente iniziare a integrare anche i liquidi, mediante l’assunzione di acqua. Le dosi di acqua da assumere saranno chiaramente correlate all’età: 6-12 mesi -> 800ml; 1-3 anni -> 1200ml; 4-6 anni -> 1600 ml; 7-10 anni -> 1800 ml; 11-17 anni-> circa 2000 ml (fonte LARN 2014).

A seguito di studi scientifici sono stati ricavati dei parametri standard in base ai quali si è dedotto che un individuo adulto sano dovrebbe assumere circa 2,5 litri di acqua ogni giorno. Questi parametri possono variare in base alla costituzione (un omone grande e grosso avrà bisogno di bere mediamente di più rispetto a una persona bassina e minuta), ma anche all’ambiente in cui si vive, al tipo di stile di vita/lavoro/attività fisica che si svolge, al tipo di alimentazione e così via.
In condizioni normali, il nostro organismo ha dei meccanismi di autoregolazione che determinano la sensazione di sete spingendoci ad assumere i giusti quantitativi di acqua. Tuttavia in alcuni casi, stress, età (è una cosa che avviene soprattutto in bambini ed anziani, tendenzialmente più svagati e meno presenti), stile di vita… possono ridurre la nostra percezione del senso di sete e il conseguente stimolo naturale a bere. Ecco perché sarebbe meglio tendere addirittura ad anticipare la sensazione di sete, o comunque garantire all’organismo un’assunzione di acqua regolare e abbondante, in modo da mantenere costantemente bilanciato l’equilibrio idrico, prevenendo il rischio di disidratazione.

Quello, però, che non tutti sanno è che ci sono in effetti alcuni casi in cui introdurre un’eccessiva quantità di liquidi può invece essere dannoso per il nostro corpo o, in alternativa, essere un campanello d’allarme per eventuali anomalie cliniche ancora non rilevate, come, ad esempio:

  • Diabete: in situazioni in cui è presente un diabete non controllato, come quando la diagnosi non è ancora nota, spesso si ha l’esigenza di bere molto (polidipsia) con la conseguente chiara necessità di urinare continuamente (poliuria). Questo si verifica perché la quantità di zuccheri nel sangue è troppo elevata e i reni cercano di compensare questo disordine eliminando una maggiore quota di zuccheri. Il glucosio ha un elevato potere osmotico, o, per dirla in maniera più semplice, attira acqua. Di conseguenza, se da un lato la sua eliminazione con le urine è protettiva, dall’altro lato comporta però allo stesso tempo un’eccessiva perdita di acqua, a cui il nostro corpo risponde aumentando il senso di sete.
    Attenzione: Esiste una forma di diabete, chiamata Diabete Mellito di Tipo 1, che interessa principalmente l’età pediatrica e adolescenziale. Se notate quindi questi fenomeni (polidipsia, poliuria) nei vostri bambini, programmate un controllo dal vostro pediatra che vi saprà indirizzare nella maniera più efficace!
  • Diabete insipido: è una condizione legata all’inefficacia dell’ormone antidiuretico. Questo ormone viene rilasciato da una parte del nostro cervello, l’ipotalamo, quando si riduce la quantità d’acqua disponibile. Se il nostro corpo non è in grado di sintetizzarlo, oppure i reni non rispondono alla sua stimolazione, la quantità d’acqua che costituisce le urine sarà maggiore. L’individuo affetto risponderà aumentando la quantità d’acqua assunta ogni giorno per evitare che si sviluppino i tipici segni della disidratazione. In questi casi il problema può essere gestito da un endocrinologo (quando di origine neurologica) o da un nefrologo (quando di origine renale)
  • Potomania (o polidipsia psicogena): differisce dalla condizione precedente perché non è l’aumento dell’urina a richiedere un maggior introito di acqua, ma piuttosto l’individuo ingerisce grandi quantità di liquidi in maniera compulsiva. Si tratta pertanto di un atteggiamento di pertinenza psichiatrica, reversibile se si ritorna ad introdurre una normale quota di liquidi.

Mentre nei primi 3 casi grandi quantità d’acqua introdotte sono un segnale d’allarme, esistono condizioni in cui aumentare la quantità di liquidi è proprio dannoso:

  • Insufficienza renale: nelle forme più avanzate, dove quindi i reni funzionano pochissimo, ci sarà anche più difficoltà ad eliminare l’acqua. Si consiglia infatti in questi pazienti di fare un semplice test a casa, che consiste nel monitora la quantità di acqua che si assume durante il giorno e al contempo raccogliere le urine dell’intera giornata, in modo da poterle misurare e raffrontare con i liquidi ingeriti. Se dalla comparazione si deduce che parte dei liquidi non viene eliminata, allora bisogna fare attenzione al sovraccarico idrico. Ancora più serio è il problema dei pazienti nefropatici i cui reni non funzionano per niente e che eseguono una terapia salvavita chiamata emodialisi che sostituisce i reni ormai non più funzionanti.
  • Insufficienza cardiaca: il cuore è una pompa che favorisce il deflusso di sangue verso le varie parti del corpo e promuove il suo ritorno verso i polmoni per ossigenarlo. Se però funziona male, il flusso di sangue rallenterà e una parte di acqua dal sangue andrà ad accumularsi nei tessuti. Anche in questo caso quindi introdurre più liquidi può essere dannoso, se prima non si dà una terapia di supporto al cuore.

Il mio consiglio comunque è: finché vi attestate su una quantità di acqua compresa tra i 2 e i 3 litri di acqua al giorno, rientrate assolutamente nella norma. Se non ci sono cause apparenti per il vostro senso di sete aumentato, come caldo afoso o attività fisica molto intensa, ma voi bevete oltre i 3-4 litri al giorno, rivolgetevi al vostro medico di base per un consulto.

Nota: esistono farmaci che comportano l’ingestione di grandi quantità di liquidi (anche a 9-10 litri al giorno), necessaria per evitare che si vada incontro alla disidratazione. Tali farmaci, Vaptani, si usano in una situazione in cui il nostro corpo produce una maggiore quota di ormone antidiuretico, o in alternativa nella malattia del rene policistico autosomico dominante, dove si è visto che assumere quantità di liquidi così ingenti rallenta il peggioramento progressivo della malattia.

 

Articolo precedente -> L’importanza di assumere la giusta quantità di liquidi

Il prossimo articolo -> Tutte le bevande sono idratanti? Quali sono valide alternative all’acqua e quali sono invece da evitare

 

Dott.ssa Maria Amicone

14 Febbraio 2020

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